martedì 6 dicembre 2016

Parole in disordine - Paturnie di una scrittrice #3

- Pensiero del giorno - 

A volte, mi sono ritenuta fortunata, perché in qualsiasi momento potevo fare affidamento sulle parole, cura per l'anima contro i mali del mondo. 
Le parole con la loro bellezza mi hanno cullata, mi hanno salvata, creando universi di carta nei quali potessi fuggire.
Ma a volte non bastano, o peggio, svaniscono, spazzate via da avvenimenti che vorremmo non accadessero mai.
E quando tutto ci abbandona, compreso le parole, si rimane con un vuoto, un buco al petto che non si può colmare. Perché quando ispirazione e amore svaniscono, c'è poco di cui scrivere, le lacrime prendono il posto dell'inchiostro, scrivendo così parole invisibili. 
Parole che non possono essere lette.


venerdì 2 dicembre 2016

Parole in disordine - Paturnie di una scrittrice #2

-Pensiero del giorno-

Scrivere per me è come nuotare in apnea, non posso riprendere fiato, non posso riemergere finché, esausta, non mi lascio poi cullare dall'onda.
Sono fatta così: quando scrivo mi isolo dal mondo e da ogni possibile distrazione. Persino dai rapporti sociali. 
Diluisco la carne e il sangue con l'inchiostro e divento un fantasma per il mondo. Semplicemente svanisco. Mi rifugio nei miei universi di china e parole, finché non ho concluso una nuova opera e ritorno a vivere.
Silenzio e solitudine sono le basi su cui sorge la mia cattedrale di inchiostro e carta.
Tuttavia riconosco che il mio modo di sentire a scrittura sia quasi morboso e poco sano.

Anche per voi è così? Anche per voi scrivere è un viaggio da compiere da soli?