martedì 29 novembre 2016

Parole in disordine - Paturnie di una scrittrice #1

La melanconia viene perché si diventa grassi o perché piove da troppo tempo. Si è tristi, ecco tutto. Ma le paturnie sono orribili. Si ha paura, si suda maledettamente, ma non si sa di che cosa si ha paura. Si sa che sta per capitarci qualcosa di brutto, ma non si sa che cosa. 
Colazione da Tiffany


Paturnie. Il termine racchiude una gamma di sensazioni e stati d'animo propri di chi, come me, è sull'onda di questo mestiere. Più che sull'onda, direi alla riva. O alla deriva.
Scrittura = amore e dolore?
Eh sì. Per quanto mi riguarda ha sempre rappresentato entrambi gli aspetti: l'amore più cieco e puro, e un dolore che si annida dentro fino a costituire un secondo strado dell'anima.
Perché "paturnie di una (quasi) scrittrice"?
Perché quelli come me in bilico e in perenne attesa, si portano dentro quel nodo, quel groviglio tra lo stomaco e la gola proprio di chi ha la malinconia cucita addosso.
Quanti di voi hanno sognato di vedere i primi figli di inchiostro tra gli scaffali di una libreria?
Quanti hanno desiderato di sentire il proprio nome sulla bocca di un lettore?
Quanto è difficile emergere, oggi, in un panorama editoriale tanto vasto da sentirsi sperduti?
Molto, in effetti. Lo dimostrano i tanti anni di gavetta e paturnie che molti emergenti portano sulle spalle, un'orda di "quasi" scrittori che lacrimano inchiostro e sudano parole, sgomitano, tentano e ritentano fino alla sfinimento.
Certo, per qualcuno emergere è facile come uno schiocco di coda di tasso (concedetemi questa citazione del film Legend), ma non parlerò di questo argomento nel post di oggi.
L'idea della rubrica Parole in disordine - Paturnie di una (quasi) scrittrice nasce per confrontarci sui sempre più discussi temi che gravitano attorno al mondo dell'editoria. Per scambiare pensieri, per arricchirci. 
Dopotutto, la crescita è anche nella condivisione.
Un bacio d'inchiostro,

Alessia