sabato 15 ottobre 2016

Seconda tappa del BlogTour: Ombre sulla Pelle di LEILA AWAD

Cari lettori,
come sapete questo è il penultimo blog tour che ospito e lo faccio con vero piacere. 
Il libro che vi presento è Ombre sulla Pelle di Leila Awad, edito da Centauria nella collana Talent, un romanzo emozionante che vi farà compiere un salto nel passato. 
La mia tappa vi presenterà la cover, la trama e i bellissimi estratti scelti per voi.
Buona lettura,  e non lasciatevi sfuggire nemmeno una tappa.

Nella Francia del Seicento una donna dovrebbe desiderare solo due cose: rispettabilità e matrimonio. Però Martine e Lucrezia la pensano diversamente. Appartengono a mondi che sembrano destinati a non incontrarsi mai: l’una è figlia di un soldato divenuto Cavaliere, e sogna terre straniere, orizzonti sconfinati e una società più giusta; l’altra è un’aristocratica coccolata, colta ed elegante, dilaniata tra il suo grande amore e le scelte della famiglia. Invece, il destino le getterà fianco a fianco in un’avventura tempestosa di passioni fatali, tradimenti e vendette, a caccia di un manoscritto che può far vacillare il trono e alla scoperta di un segreto inconfessabile nascosto nel loro passato. Insieme a loro si batte un manipolo di moschettieri, risoluti a sventare il complotto contro il loro sovrano, Luigi XIV. Il Re Sole, che domina la scena con il suo fascino e la sua sensualità, deciso a portare la Francia al culmine dello splendore e che darà vita a Versailles.

Martine, Ivry, Lucrezia. Alexandre, Lucrezia, Luigi. Maria Teresa, Luigi, Enrichetta. Mentre gli eventi incalzano, le coppie si scambiano e i triangoli si intrecciano con ombre del passato e pericoli del presente, giochi d’amore e intrighi di corte, ambizioni nascoste e desideri fin troppo palesi. Un romanzo di sensi e avventure che è un raffinato, appassionato giro di danza con la grande storia di Francia e con le umane, irresistibili vicende di due donne alla ricerca della loro verità.

Classe 1987, ama l’odore del mare e quello delle pagine dei libri. Non sa immaginarsi senza libri tra le mani, compagni costanti della sua vita: quelli storici sono il primo amore, ma il fantasy è casa sua. È una divoratrice di serie tv, soprattutto quelle inglesi; spera, prima o poi, di ritrovarsi nel TARDIS per andare nel passato e conoscere tutti i personaggi storici di cui è perdutamente innamorata.

ESTRATTI

I
«Non ti diverti?»
Non si scompose, come se lo avesse sentito arrivare.
«Per quanto strano vi possa sembrare, mio signore, a volte ho bisogno di stare da solo.»
Usava sempre un tono formale, quando desiderava provocarlo.
«Non mi sembra affatto strano. Dimentichi che ti conosco, fratello. Che tu sia da solo o in mezzo alla folla, sei sempre alla ricerca della solitudine. Posso farti compagnia?» aggiunse dopo un istante.
Filippo gli fece cenno di sedersi. Luigi si accomodò sul bordo, osservando quei lineamenti così familiari; per quanto ostili potessero essere, tutto in lui era confortevolmente conosciuto, persino l’odore, la curva delle sopracciglia quando pensava troppo, come in quel momento,
la posizione della mano sulla coscia, con il palmo ben aperto.
«A volte mi sembri lontanissimo.»
«Tu mi sembri sempre lontanissimo.»
Quelle parole lo colpirono, benché ne riconoscesse la verità: lui era sempre lontano da tutti loro, chiuso nella solitudine tipica dei regnanti, una gabbia dorata da cui era impossibile uscire.
«Come siamo arrivati a questo punto? Siamo diventati degli estranei, e senza nemmeno volerlo.»
«Tu sei il re» rispose semplicemente l’altro. Tu sei il re, sei il tutto, io sono il figlio cadetto, il nulla, se non un problema. Tu sei il re e hai il trono, il regno, l’amore di nostra madre e quello di mia moglie. Io sono l’altro.
Gelosia. Una gelosia così banale, antica come il mondo, eppure capace di generare catastrofi quando a provarla era un figlio di re. La storia era piena di fili rossi come il sangue, figli che uccidevano padri, fratelli contro fratelli, contro nipoti, tutto per quel trono, per ciò che portava con sé, in una follia che sembrava destinata a non finire mai.
Sobbalzò, Filippo, quando Luigi allungò la mano verso la sua, in un gesto che non compiva da anni.


II

Riandò con il pensiero alla loro infanzia, che portava con sé il ricordo di immensi campi di fiori e corone di margherite; era innamorato di lei sin da quando avesse memoria e aveva scherzosamente chiesto la sua mano la prima volta quando aveva tredici anni e lei appena sei.
Ne avevano riso, i loro genitori, ma non loro.
«Se io profano con la mia mano indegna questo sacro scrigno, il peccato è gentile. E le mie labbra, due pellegrini rossi di vergogna, sono pronte a addolcire quel tocco rude con un tenero bacio» sussurrò, nascondendo un sorriso nell’incavo del polso di lei.
«Avete iniziato a leggere i poeti inglesi?»
Il cuore di Lucrezia danzava nel petto seguendo una melodia d’amore percepibile solo a loro, mentre le gote le si imporporavano di vergogna ed emozione.
«Quando sei un soldato hai poco tempo libero, ma quello che si ha va occupato in qualche modo; non frequento bordelli, non gioco d’azzardo… Qualche buona lettura mi aiuta a non pensare troppo a voi. O forse è il contrario…» Aggiunse in un soffio.
La ragazza gli sorrise, poi lasciò scivolare via la sua mano e si avvicinò a una finestra: la luna piena tingeva d’argento l’intera stanza e la sua luce s’infrangeva sulla pelle candida di Lucrezia rendendola simile a un’apparizione.
Il postulante.
La divinità.

III 

Sin da quando aveva memoria, Enrichetta aveva sempre ricercato la bellezza. Vi era qualcosa, in essa, che la confortava, quasi fosse un porto sicuro a cui aggrapparsi in ogni momento. Da bambina amava circondarsi dei vestiti più belli, delle bambole perfette, dei disegni migliori e quella ricerca era diventata quasi spasmodica durante il lungo periodo di ristrettezze alla corte francese, in cui la bellezza spesso non era che un sogno dedicato alle ombre della notte, mentre la luce del giorno la ripagava con immagini di stanze piccole e desolate. In silenzio, di nascosto da occhi indiscreti, aveva piantato in un angolo di terra del palazzo di suo marito, dimenticato da tutti fuorché da lei, semi di rose rosse, la cui perfezione fu a lungo il suo unico conforto. La bellezza era l’unica arma che, come donna, potesse permettersi, e quando suo fratello era tornato sul trono inglese dopo il lungo esilio, Enrichetta aveva fatto tutto il possibile per circondarsene. Era ciò che aveva amato in suo cugino sin dal primo momento, quella bellezza ancora acerba ma che, nel giro di pochi anni, sarebbe esplosa come raggi del sole, perché la bellezza di Luigi non risiedeva solo nell’aspetto fisico, ma anche nella sua regalità.



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