mercoledì 25 maggio 2016

Recensione : LA RANDAGIA - Valeria Montaldi..


Editore: Piemme
Prezzo cartonato con sovraccoperta: 19€
Ebook: 9,99 €
Pagine: 432
Pubblicato a aprile 2016
ISBN 978-88-566-5237-6


1494. Nella vecchia casupola annidata fra i boschi di Machod, vive, sola, Britta da Johannes, una giovane, bellissima donna. Sebbene siano in molti a ricevere beneficio dai suoi rimedi erboristici, Britta suscita paura.
La sua solitudine è alleviata dal legame, appassionato e furtivo, con il figlio del castellano. Quando un doloroso avvenimento mette fine alla loro storia d’amore, per Britta comincia una terribile discesa all’inferno. Maldicenze e calunnie si accumulano contro di lei, fino ad arrivare alle orecchie dell’inquisitore. Il giudizio finale è inappellabile: Britta è una strega e il suo destino è il rogo.

2014. È un gelido mattino di novembre quando Barbara Pallavicini, studiosa di medievistica, raggiunge le rovine del castello di Saint Jacques aux Bois. Lì troverà l’ultimo tassello della sua ricerca, l’iscrizione lasciata da una donna condannata per stregoneria. Nella penombra del sotterraneo, gli occhi di Barbara incontrano quelli spenti di un cadavere. Atterrita, chiama i carabinieri. Giovanni Randisi, maresciallo del Comando di Aosta, identifica la vittima: è una ragazza del luogo, ossessionata da storie di demoni e malefici. Le indagini, in lotta contro il tempo, diventano ancora più affannose quando si viene a sapere che la migliore amica della vittima è misteriosamente scomparsa. Perché una ragazza dedita all’occulto è stata uccisa fra le stesse mura che cinquecento anni prima avevano imprigionato una strega? E se la soluzione dell’enigma affondasse le radici proprio in quel lontano passato?


“Mia unica madre è la Terra” rispose. “Sarà Lei ad abbracciarmi quando verrà il mio ultimo giorno”. Baldo sgranò gli occhi, sbigottito. “ Vi rendete conto di aver appena pronunciato la bestemmia più grande, quella che dimostra la vostra appartenenza alla schiatta delle streghe ?” 

495: La " strega " Britta da Johannes subisce un processo per inquisizione e viene condannata al rogo nel castello di Saint Jacques aux Bois in Val d'Aosta. 
2014: Una giovane ragazza viene assassinata e il suo corpo ritrovato, per caso, dalla ricercatrice Barbara Pallavicini, all'interno del medesimo castello. 
Due tragici eventi che potrebbero essere collegati, nonostante una distanza temporale di ben cinquecento anni. 
Una strega, una storica, due amiche / nemiche, il maresciallo Randisi e il maresciallo Lucchese incaricati delle indagini, un cane apparso dal nulla e il substrato omertoso di una valle che, anche in tempi moderni, conserva la sua caratteristica principale : il pregiudizio. 

“ L'origine delle calunnie è sempre la solita, oggi come allora” cominciò. “ Invidie, rancori, rivalità. Quattro o cinque secoli fa, poteva trattarsi di un pezzo di terra conteso da due famiglie nemiche. Oppure di una storia di sesso, di un tradimento, di una gravidanza indesiderata, di un patrimonio imposto. O ancora di debiti insoluti... Queste cose sono sempre successe, soprattutto in luoghi come questo, ma non solo...” 

Questi sono gli ingredienti dello splendido romanzo che la scrittrice Valeria Montaldi ci ha generosamente regalato. 
Il libro è suddiviso in capitoli scritti in modo alternato, all'interno dei quali vengono raccontate le due storie, quasi in modo speculare rispettando i tempi narrativi di entrambe. La storia comincia in silenzio e con un ritmo lento, quasi ovattato, pochi indizi su cui indagare, nessuna idea sull'identità del colpevole o sulle motivazioni che l'abbiano portato a compiere tale gesto. 
La scrittrice è stata bravissima nel creare il giusto andamento narrativo, un crescendo che parte dai primissimi capitoli, in cui la lentezza esprime tutte le difficoltà delle indagini, per proseguire poi a un ritmo sempre più incessante e coinvolgente fino al doppio finale che non vi lascerà delusi. I due piani temporali non confondono il lettore, anzi, spesso vanno a integrare alcune sensazioni che emergono durante la lettura. Non vi è quindi, nessuna difficoltà nel seguire contemporaneamente le due narrazioni. 
Lo stile narrativo è piacevole e scorrevole, le descrizioni sono essenziali e incisive quanto basta, per trasportare il lettore in entrambi i mondi, senza difficoltà o incertezza. Nei capitoli dedicati al processo di Britta, l'autrice utilizza alcuni termini caratteristici del Medioevo. Questo accorgimento aiuta il lettore a immergersi maggiormente nel contesto storico descritto, senza però creare spaccature con la storia odierna. 
Per quanto riguarda i protagonisti, la Montaldi è riuscita a dare vita a personaggi che sono cresciuti e maturati all'interno del percorso narrativo, ognuno con il proprio ruolo, ognuno riconoscibile per una propria specificità. Questo permette al lettore di poter immaginare in anticipo come si comporterà il maresciallo Randisi, per esempio, o come reagirà la studiosa Roberta Pallavicini in determinate situazioni. 
Il libro è ricco di misteri, di colpi di scena e di tensione narrativa. Risulta molto difficile riuscire a staccarsi dalla lettura anche solo per un caffè. 

Ho amato particolarmente questo libro perché ha esplorato elementi a me molto cari a cui mi sento estremamente legata: la natura e il suo rapporto con l'essere umano che, in entrambe le storie, emerge prepotente; il mondo femminile con le sue potenzialità e l'accezione di "strega" che ha visto secoli bui e difficili; il pregiudizio che sembra non avere età storica e la paura di ciò che non si comprende, che spinge l'essere umano ad atti di incomprensibile ferocia e brutalità nascosti sotto le più bieche giustificazioni religiose e politiche. 
Sono temi tutt'ora attuali e, nonostante la distanza storica, ciò che emerge dalla lettura è proprio la consapevolezza che certi pregiudizi non hanno mai fine. 

“Bè, lo sanno tutti che nel medioevo questi posti erano infestati dalle streghe. Cioè, non che le streghe esistessero davvero, ma...Insomma, voglio dire che, che...” 

È ovviamente superfluo dire che "io sto con le streghe e i lupi", altro elemento quest'ultimo, che trova il suo degno spazio in entrambe le storie. 
Ho trovato questo libro appassionante e tremendamente umano in tutte le sue pieghe e ne consiglio vivamente la lettura, che scivolerà come una storia dai sapori antichi e lontani ma, spaventosamente attuali. 

Ho avuto l'onore di vedere Valeria Montaldi al Salone del Libro 2016 e ho potuto ascoltare l'intervista in merito alla presentazione del suo libro " La Randagia ". Sperando di fare cosa gradita ai lettori e alla stessa scrittrice, ho riportato alcune parti della relazione. 
Buona Lettura !! 

" … quanto sono importanti le consonanze tra passato e presente… ho cercato di suggerire al lettore che, le passioni umane, le storie di sesso, l'arroganza di potere, c'erano allora come ci sono oggi. 
Ho deciso di mettere da una parte, quello che succedeva nello specifico nella storia della strega, dall'altra, la parte moderna, contemporanea, per far capire che molte cose di allora ci sono anche adesso. Facciamo l'esempio: le streghe, le donne accusate di stregoneria, processate e poi condannate, erano delle devianti dal pensiero comune, dal potere centrale, deviavano da quello che il potere voleva, cioè, determinati comportamenti, determinati atteggiamenti, perché facevano cose che le persone comuni e normali non facevano. I devianti, quelli che non sono graditi dal potere, ci sono anche ora, tutte le persone che non sono risucchiate nella normalità della società. 
Questa cosa è successa con le streghe e poi anche con gli eretici, con la differenza che, mentre le streghe vivevano isolate, gli eretici facevano gruppo…."

"… il segno corporeo risale alla Bibbia dell'Inquisizione, un testo il Malleus Maleficarum che letto oggi è assolutamente deliriante, ma che allora andava benissimo; c'è un capitolo dedicato proprio alla storia del marchio, qualunque donna fosse strega, aveva sicuramente un marchio, addirittura nelle parti intime. Per cui molte di queste donne sono state fatte denudare, sono state investigate dal punto di vista fisico, dagli inquisitori per capire se facevano parte della schiatta delle streghe… cose pazzesche, assolutamente inaccettabili…"

"… per tornare al discorso dello specchiarsi di Barbara in Britta, presunta strega, di fatto, questo è il nocciolo del romanzo. Io ho proprio voluto fare in modo, e spero di esserci riuscita, di far capire che la donna di oggi è una donna determinata; a suo mal grado, si specchia, man mano che va avanti questa indagine, in questo personaggio antico, questa strega e si rende conto che ci sono moltissimi particolari che le rendono uguali…"

"… i capi d'imputazione erano i più vari; non avevano avvocati difensori, non c'era nessuno che si prendesse la briga di fare da avvocato difensore perché veniva ritenuto un disonore. Venivano raccolte testimonianze varie che potevano andare dalla donna tradita dal marito a un'altra donna a cui si era ammalato il bestiame, per cui è stata lei, la strega, a far ammalare le sue mucche, poteva essere una donna che aveva perso un figlio… queste testimonianze erano sempre non provabili, però, a queste accuse, veniva dato un grandissimo credito, senza possibilità di difesa. Le motivazioni alla base di queste accuse potevano essere di vario genere ad esempio, rivalità in amore, desiderio di possesso di un pezzo di terreno… motivazioni che davano origine a pretesti per eliminare alcuni personaggi.
Il processo cominciava con l'acquisizione delle accuse, si sentivano i testimoni, si andava avanti per un certo periodo, poi, o l'accusata confessava, cosa che, a dir la verità, succedeva la maggior parte delle volte, oppure non confessavano quello che non avevano fatto e venivano condannate e messe al rogo…"


Buona lettura
Daniela.