venerdì 18 marzo 2016

Recensione: Vodka&Inferno, La Morte Fidanzata - Penelope delle Colonne


Dal 28 marzo in tutte le librerie!
Il primo capitolo della Saga:
La morte fidanzata
Vodka&Inferno parla di Frattaglia e Viktor. Entrambi scarti e scartati. Uniti da quell’amor che nulla crea e tutto distrugge. Di come morte e amore si confondono in un leggiadro vortice nella fredda Russia di fine Ottocento. Delle peripezie dei membri della felide famiglia Mickalov che subiscono una macabra trasformazione in upyr (vampiri), scoprendo pian piano le grottesche alchimie del mondo della notte. Di un Dottore della Peste governato e governatore.
Viktor dà vita al suo impero di vodka, vendetta e sangue. Frattaglia costruisce burattini a sua immagine e somiglianza imitando l’Altissimo. E in fine le loro mani si perderanno tra i baci degli altri, le madonne nere, i bimbi sperduti, i cosacchi di ghiaccio, il dottore d’amor malato, i figli di Caino e gli ululati lontani. Si ritroveranno mai?
La morte fidanzata è il primo volume della sagaVodka&Inferno
Penelope Delle Colonne, ama la cucina orientale, lascia fogli e disegni sparsi in giro, prega con le ginocchia supplici, butta sale dietro le spalle, ha studiato le lettere e poco i numeri. Dicono che è strana perché ha bevuto troppi caffè notturni in compagnia del vecchio Thomas Mann, della signorina Emily Dickinson e dello squattrinato Iginio Tarchetti Ugo.
Cari lettori,
vi lascio una recensione prima di sparire per qualche giorno e tornare mercoledì.
Oggi è il turno di Vodka&Inferno di Penelope delle Colonne. Che dire, questo romanzo è come la vodka: brucia, infiamma, scava.
La mia curiosità è stata immediata, avendo percepito la presenza dei vampiri. Figura questa, che ho amato follemente, da Dracula a Carmilla, fino ai fascinosi vampiri della Rice. Ringrazio pertanto la casa editrice per avermi offerto una copia omaggio, che non vi posso però mostrare perché è una versione riservata ai blogger. Vi rifarete sicuramente gli occhi con il cartaceo in cartonato.

Veniamo alla trama. La storia narra le vicende di Frattaglia, un vagabondo senza nome che si ritrova a fare il trafficante di morti, se così possiamo definirlo. La sua esistenza si svolge contemplando la morte, tanto da finire con l'amarla. E infatti quando troverà il cadavere di un giovane dalla disarmante bellezza, i suoi pensieri non saranno rivolti altro che a lui. Quel corpo privo di vita, quella pelle bianca e perfetta eppure sfregiata su una guancia, fanno perdere il senno al giovane Frattaglia. E in un luogo umido e buio, in cui si respira l'odore della pestilenza e della morte,  Frattaglia lo ama silenziosamente e segretamente.
Ho trovato questo aspetto macabro e personalmente mi ha colpito. Ho avuto sensazioni contrastanti leggendo questo romanzo. Mi ha spesso lasciato una sensazione asfissiante nel petto. La morte come bellezza, come celebrazione di nuova vita. È questo uno dei temi del romanzo che, non mi ha del tutto ammaliata.
Ma torniamo alla trama. Il corpo del giovane viene portato via e restituito alla famiglia. Frattaglia lo segue, scoprendo il nome dell'amato: Viktor. La sua famiglia è originaria della Russia e per tradizione, si decide di tornare a Soroka per celebrare i  funerali insieme agli altri Mickalov. Così, da una Venezia dalle sfumature fumose e decadenti si arriva in Russia. E qui si conferma la prima impressione che ho avuto sullo stile dell'autrice. Penelope ha una straordinaria capacità descrittiva. I paesaggi sono così nitidi nella loro visione spettrale, da riuscire a vederli e percepire quasi nelle ossa il freddo pungente delle notti russe.
I Mickalov accolgono il corpo di Victor e proprio quando la  sua esistenza sembra lasciata alle spalle, accade qualcosa.
Non posso dirvi cosa, altrimenti vi rovinerei il gusto della lettura. Posso solo anticiparvi che a cambiare le carte in tavola sarà una goccia di sangue.
Nel romanzo troviamo numerosi personaggi, tutti componenti di questa grande e un tempo fastosa famiglia. Ciascuno è caratterizzato a suo modo, con una connotazione sempre distintiva. È tra i corridoi del castello dei Mickalov che si svolgeranno i fili di una trama corposa. Non ho trovato grande originalità nella storia, ma senza dubbio ho trovato una grande abilità nell'intrecciare le vicende, i ruoli, gli inganni.  Sì, perché in questo romanzo non troverete eroi; né amore,  se non quello morboso; né personaggi per i quali  sospirare. È una storia Crudele. Cruda. Non a livello stilistico, che anzi delinea una maturità nella prosa dell'autrice. Prosa la sua, a tratti poetica, che rievoca i fasti della letteratura gotica. In alcuni momenti, però, ho avvertito questa ricchezza del verso quasi forzata. Ma nel complesso, è uno stile che non lascia indifferenti.
Non è un romanzo che può essere amato universalmente. O si storce il naso  o lo si ama. Un romanzo gotico che colpisce il lettore con immagini evocative, eppure forti. Molto. In una storia in cui le madri amano e odiano i figli e un membro della famiglia è disposto a uccidere l'altro, c'è poco posto alla speranza e al lieto fine.
Occhi cremisi, vodka, sangue e bambole di carne. Troverete questo e molto altro.
I miei complimenti all'autrice.