martedì 4 novembre 2014

Recensione: L'inganno delle pagine segrete di John Harding

L'inganno delle pagine segrete 
di John Harding 

Henry James incontra Edgar Allan Poe. Da non perdere.»
«The Times»

«Uno scrittore coraggioso. Un modo straordinario di raccontare l'infanzia e le sue paure.»
«The Independent»

«Perfetto per gli appassionati del genere mystery con brivido.»
«La Repubblica»


Editore Garzanti Libri
Collana Narratori moderni
Formato Rilegato
Pubblicato 02/10/2014
Pagine 263
Lingua Italiano
ISBN-13 9788811687870
Traduttore S. Beretta
L'istituto con le sue antiche torri svetta solitario sull'isola sferzata dal vento. Quella è l'unica casa che Jane conosce. Perché Jane, bellissima e silenziosa, non ricorda chi è. Non ricorda la sua età né da dove proviene. Non sa più leggere né scrivere. Ma quello che non ha dimenticato è che i libri hanno tutte le risposte. Nel buio e tetro edificio la sua stanza preferita è la biblioteca. Sente come uno strano richiamo che la attira verso quel luogo. Quel luogo in cui non può entrare. E proibito. Fino al giorno in cui arriva qualcuno in grado di aiutarla: il dottor Shepherd. L'uomo non crede nei metodi di cura crudeli e violenti usati dagli altri medici. Crede che i libri abbiano il potere di arrivare nel profondo delle persone. Il potere di far ritrovare sé stessi. Giorno dopo giorno i versi di Shakespeare e i romanzi di Charles Dickens fanno riaffiorare piccoli frammenti nella memoria di Jane. Circondata dalle pagine che ha sempre amato, è forte la tentazione di riportare in superficie il passato. Quel passato che deve essere messo a tacere. Deve stare attenta perché mentire non è più così semplice. Per nessuno. Nemmeno per il dottor Shepherd. La sua attenzione per Jane nasconde qualcosa di più oscuro. Eppure proprio lui è la sua unica salvezza. E quando fra i corridoi dell'istituto cominciano a riecheggiare rumori sinistri e avvengono morti misteriose, non c'è più tempo. I loro destini sono legati. L'uno ha bisogno dell'altra...
John Harding è nato in un piccolo villaggio nella regione di Ely, a est dell'Inghilterra. Si è trasferito per il college al St Catherine di Oxford dove è stato anche compagno di corso di Martin Amis. 
Ha lavorato dapprima come giornalista, poi come editor, prima di diventare uno scrittore. Il suo primo bestseller è What We Did On Our Holiday.
Vive a Richmond con la moglie e i due figli.
Nel 2010 la casa editrice Garzanti ha pubblicato il suo romanzo La biblioteca dei libri perduti (Florence and Giles).

Cari lettori,
ultimamente mi sento fortunata e appagata. I libri letti di recente mi hanno riempito il cuore e saziato quella fame di parole che avevo da tempo. 
A contribuire il mio stato di benessere, è stato questo libro. 
Ringrazio innanzitutto la Garzanti per avermi offerto la possibilità di leggerlo. 
Detto questo, mi addentro nelle mie osservazioni.
In primo luogo, lettori miei, questo è un libro ben scritto. Lo stile è pulito, è privo di quella poesia che cercherei in un libro; è pratico, per certi versi. Ma funziona! Harding ha la straordinaria capacità di tessere trame fittissime e catturare l'attenzione del lettore.
Inizialmente non mi era chiaro dove l'autore mi stesse portando. Ha saputo giocare sapientemente con la mia curiosità.
L'ho letto in due giorni e, se gli impegni me lo avessero concesso, lo avrei fatto in un giorno intero. Si divora, perché pagina dopo pagina, ci lascia mille interrogativi, che trovano risposta solo alla fine. 
Forse l'ho trovato lento in alcuni periodi e la mia attenzione è calata, ma solo perché volevo arrivare alla verità. 
Una penna quella di Harding, arguta e pungente. Ci attira con sé, in un manicomio dimenticato dal mondo, tra le cui mura vibrano i lamenti delle pazienti rinchiuse.
Ho visto quei corridoi tetri, così come i volti stravolti dalla follia, ho sentito le urla delle donne, così come la neve che si posava sulle mie spalle. Harding ha creato un'ambientazione perfetta, fuori dagli schemi, come del resto lo è tutto il romanzo.
Accattivante, misterioso, enigmatico, il personaggio principale, Shepherd. Mi stupiscono la sua evoluzione e le sue scelte. Pur non essendo davvero un medico, combatte affinché le pazienti ricevano una Cura Morale, della quale rimane vittima da parte della sua paziente prediletta. Be', vittima non è la parola giusta e capirete il motivo. Purtroppo non mi è dato dirvi molto in merito al personaggio principale e ai suoi trascorsi, altrimenti smonterei la copertura che Harding ha steso lungo tutto il romanzo.
Altro personaggio che mi ha colpito, è stato il dott. Morgan. Truce, intransigente e metodico; eppure alla fine, scopre la sua umanità, facendo crollare l'immagine dell'uomo di ghiaccio.
E infine c'è Jane, una delle ragazze ricoverate in clinica. Astuta e scaltra, trova nelle parole, la chiave della propria salvezza.
Un po' Mistery, un po' Thriller, un po' Noir e Gotico. Ho trovato in questo romanzo, diverse influenze. E non ho potuto fare a meno di accostarlo, seppure lontanamente a Edgar Allan Poe. Apprezzatissimi i richiami a Shakespeare e alle letture classiche.
Insomma, un libro consigliato, da leggere a luce soffusa, con una tazza di tè nero bollente.