domenica 13 luglio 2014

Prologo di "Il Cuore di Koral"

Miei cari lettori,
oggi desidero coccolarvi, postando il Prologo di "Il Cuore di Koral".
Spero che la lettura vi sia gradita e vi ringrazio per il vostro indispensabile sostegno.
Buona lettura, miei viandanti.
A lunedì.



"Un’assassina. Era un’assassina. 
Teneva stretto tra le dita, il pugnale forgiato dalla fiamma di Efeso. Salì i gradini di pietra bianca che sotto la lattea iridescenza della luna, sembravano tasti di un pianoforte nero.
Ogni gradino l’avvicinava alla sua vittima. Ne sentiva il respiro fin sotto le tende, scivolare come una musica, come una carezza. Sì, aveva un suono quel respiro. Palpitava tra le tende del gazebo, come una farfalla d’aria. Si fermò un istante. Aveva forse scelta? Quel mortale aveva prelevato la pietra di Pnévma. L’unico scopo della sua secolare e immortale esistenza, era assicurarne la protezione. Doveva riportala agli abissi e con essa, la morte del violatore.

Giunse in cima. L’ampio terrazzino che dava sull’oceano, si apriva ai suoi occhi come lo scenario di un sogno. Una piccola oasi di verde, le sbocciò davanti. Le foglie smaglianti delle piante, si lasciavano leccare dalla luce lunare. E i fiori dei più disparati, inneggiavano la loro bellezza, in forma di calici e baci.
Si trovava sul terrazzo di un Resort. Lì a pochi centimetri, svolazzavano le tende del gazebo, in cui era sopito il corpo della vittima.
Tremava, Koral.
La lama oscillava fendendo il silenzio. Non aveva mai ucciso a sangue freddo. Era stata dispensatrice di morte per i marinai e aizzatrice di tempeste. Col suo canto irretiva la ragione dei pescatori, per poi annegarli brutalmente. Era spietata. Spietata e bellissima. Come la mezzanotte, gli uragani, il vento che erode le rocce, come il tuono che ruggisce nell’aria cupa.
I suoi capelli erano fiammeggianti coralli e negli occhi, aveva il mare e i suoi misteri.
Si avvicinò e scostò con la mano, un lembo della tenda, che come un sospiro si sollevò, mostrandole il volto del profanatore.
Brandì l’argentea lama, su cui si riflessero i bagliori lunari e, indugiò. Si fermò. Sospirò.
La gola che si accingeva a serrare, era quella di un giovane dall’incantevole bellezza. Il mare stesso non avrebbe saputo cantarne la meraviglia. Era disteso su una stuoia di paglia. Quel corpo vi si adagiava con tale grazia e naturalezza, pari a quella di certi ghepardi sui rami.
I capelli neri finemente intrecciati all’indietro con filigrane di cuoio colorate, incorniciavano un volto perfetto. Profumava di sabbia e di esotici frutti di isole lontane. Le palpebre erano scrigni di gemme di chissà quale colore, da cui sporgevano folte ciglia, come frange. Il torace che si intravedeva da una camicia bianca in lino, le fece pensare a dune desertiche, modellate dal vento.
Il ragazzo mugolò qualcosa nel sonno e si voltò su un fianco.
Koral impallidì.
Esitò e, si allontanò. Lo avrebbe ucciso l’indomani. Non era solita uccidere nel sonno e, voleva sapere il colore dei suoi occhi…
Si diresse verso la scalinata, quando qualcosa le si parò davanti, trattenendola per i polsi. Alzò gli occhi e lo vide.
Il ragazzo era davanti a lei.
Sveglio."


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