venerdì 25 aprile 2014

Intervistando: Francesco Falconi

La sezione “Intervistando” di oggi è dedicata a Francesco Falconi.
Era da tempo che recandomi in libreria, vedevo i suoi libri esposti in prima fila. Ma non avevo mai letto nulla di suo, finché una mia lettrice e collega non mi ha consigliato di farlo. 
Sono rimasta rapita dalla squisitezza del suo stile.  Falconi è un artista che dosa luci, ombre, colori e li compone magistralmente sulla sua tela di carta, offrendoci immagini suggestive ed evocative.
Apprezzo le sue descrizioni, la caratterizzazione dei suoi personaggi mai banali, le sue trame, che tesse sapientemente come un ragno.
Ecco, per questo ho deciso che non poteva mancare lui, in questa sezione.
A giorni lo vedremo in libreria con la sua ultima fatica letteraria “Gray”. Eh sì, il protagonista del romanzo è Dorian Gray.
Non nascondo di esser rimasta di stucco quando ho letto la notizia. Stavo per l’appunto imbastendo una trama per lo stesso soggetto. Ma sono lieta di accantonarla, poiché non avrei certo saputo reggere il confronto.
Vi consiglio di iniziare a leggere “Muses”, per me è stata una vera rivelazione. E appena potrete, fiondatevi in libreria per accaparrarvi “Gray”.


Trovate la sua biografia qui:


Ma ecco a voi, Francesco Falconi.

1- Domanda che faccio a tutti gli scrittori intervistati. Qual è il libro che ha segnato il tuo percorso? Il libro che rileggeresti e che ti ha fatto comprendere il potere della parola?

Sono diversi i libri che all’inizio della mia carriera ho «spiato» per imparare le tecniche di scrittura, così come quelli che mi hanno lasciato un segno, per l’emozione provata leggendo le loro pagine. Per questo motivo mi trovo a citare il libro dal quale è nata la mia passione per il genere fantastico, un regalo dei miei genitori quando avevo 13 anni. Si tratta de «La storia infinita» di M. Ende, un romanzo meraviglioso che è già un classico della letteratura per ragazzi e non.

2- Hai alle spalle numerose pubblicazioni. Qual è quella alla quale sei più legato?

Ogni romanzo che scrivo riflette la mia personalità in un determinato periodo. Esperienze di vita che mi hanno fatto crescere, dolori e gioie. Proprio per questo l’ultimo libro è sempre quello che mi è più vicino. Per l’appunto, Gray, in uscita il 29 aprile.

3- Quale invece, il personaggio dei tuoi libri che hai amato di più e quello che hai detestato?

Quello che ho più detestato è Danny Martine di Estasia, per il semplice fatto che nel 2005 ripresi in mano il racconto che scrissi all’età di 14 anni e mi imposi di lasciare la storia pressoché intatta, per rispettare la fantasia e l’immaginazione del Francesco quattordicenne. Non fu semplice, perché erano passati più di 20 anni. Resto particolarmente affezionato ad Alice de Angelis, protagonista di Muses, perché il personaggio nasce da un’esperienza di vita. Ma sono anche legato al contrasto tra Layla e Dorian, i due protagonisti di Gray. Ogni personaggio che scrivo è una parte di me, nessuno mi rispecchia mai completamente.

4- Quando hai scelto di essere rappresentato da un agente? E quanto credi sia importante avere un agente? 

Dopo la «duologia» di Nemesis, quando iniziò a ronzarmi in testa la storia di Muses, sentii che stavo facendo un grosso passo in avanti, a livello di storia e di stile. Ero molto insicuro, ci misi più di due anni per scrivere il plot e i primi capitoli. Così pensai che avevo bisogno di un parere di un professionista, non tanto per un salto verso un grande editore ma per capire se stavo prendendo la giusta direzione, lontana dalle mie precedenti pubblicazioni. Così mandai quei capitoli ad alcuni agenti, e Vicki Satlow mi telefonò dopo poche settimane perché era molto incuriosita dal romanzo. Ci incontrammo e nacque subito un’empatia. Direi che è stata una delle migliori scelte della mia carriera, Vicki è davvero bravissima.

 5-  Si dice che il Fantasy  in Italia sia destinato al tramonto. Cosa pensi in merito?

     Credo che sia un periodo di crisi, che si riflette anche nell’editoria. Il fantastico è stato sotto luce dei riflettori per anni, grazie al traino delle produzioni cinematografiche, ed è naturale che il mercato si sia velocemente saturato. Ci sono stati diversi filoni, o mode, dai vampiri agli ultimi distopici. Penso che la sovraesposizione abbia poi portato alla naturale contrazione del mercato, ma il genere fantastico non è assolutamente sulla via del tramonto. In evoluzione, senza dubbio, verso altre sue declinazioni e in linea con l’età in cui viviamo.

    6- Attualmente possiamo trovarti in libreria con una nuova fatica letteraria: Gray. Puoi darci qualche anticipazione?

     Gray è un romanzo complesso, una delle sfide più difficili che abbia tentato di affrontare. Mi sono concentrato molto sui personaggi: Dorian Gray, un ragazzo condannato all’eterna giovinezza, estremizzato ed eccentrico, che sfrutta la sua bellezza come un’arma tagliente e, allo stesso tempo, uno scudo per nascondere la sua fragilità e infelicità. Layla è la coprotagonista, una ragazza affetta da dismorfofobia, terrorizzata solo nel vedere la sua immagine riflessa. Il loro incontro segnerà un cammino che li cambierà entrambi, spingendoli a combattere i propri demoni e a guardare nell’abisso della loro personalità.

      7- Da dove è scaturita l’idea di scrivere un romanzo su Dorian Gray?

La paura di invecchiare, di rimanere soli, di perdere la bellezza, di vedere impotenti il proprio corpo cambiare. Di non essere per sempre forti e giovani. Sono paura che tutti noi abbiamo, e che spesso ho trattato nei miei libri. In Gray ho scelto questo tema come colonna portante, e ho voluto omaggiate Oscar Wilde, l’esteta del decadentismo, con una mia impronta del tutto originale e personale. Mi interessava nuovamente scavare nella personalità dei personaggi, tirare fuori i loro demoni più nascosti. L’amore, il dolore, la paura e l’eterna insoddisfazione.

    8-  Quanto del Dorian di Wilde è presente nel tuo libro?

Ti riporto una frase tratta dalle note del romanzo, credo che spieghi l’obiettivo del romanzo:Gray non pretende né vuole essere una riscrittura del Ritratto di Dorian Gray, sebbene l’omaggio all’opera di Wilde e al suo genio sia presente in tutto il romanzo. I suoi personaggi sono una sorta di doppelgänger in Gray, reinventati secondo il mio stile e le mie idee.L’ombra di Wilde, la sua Anima Nera, rappresenta però il trait d’union tra due diverse interpretazioni di estetica e due epoche che ormai non possono più collidere. Nel decadentismo di Wilde però non c’è alcuna sorta di redenzione, il suo Dorian è corrotto dai tempi e non può esistere altra fine se non il suo annientamento. In Gray esiste invece la salvezza, che è rappresentata dal quesito dell’Anima Nera, c’è lo spiraglio di una luce nella comprensione di ciò che abbiamo ignorato per tutta la vita.L’estetica è al centro del romanzo di Wilde così come in Gray. In un mondo così complesso come quello in cui viviamo, esiste una paura trasversale capace di cancellare qualsiasi barriera di spazio e di tempo. È il terrore di osservare il nostro corpo che giorno dopo giorno s’incrina corrotto dal tempo. È la paura che la maschera della vecchiaia provochi ripugnanza e ci renda soli. È l’illusione che la bellezza sia la nostra unica luce.Questo è il cuore di Gray. L’ostinazione di non voler ammettere che la bellezza è oggettiva ma cede al tempo, il fascino invece è soggettivo e immortale. Ma nel mondo in cui viviamo è molto più semplice cedere alle lusinghe di un viso perfetto che mostrare la bellezza del- la nostra anima. E così ci nascondiamo dietro alle mille maschere di Dorian, nella vita reale o in quella virtuale dei social network.

9- Quali sono i tuoi progetti dopo “Gray”?

Gray sarà un romanzo autoconclusivo, non è previsto nessun seguito. Mi piacerebbe tornare ad affrontare il tema dell’estetica sotto altri punti di vista, sto riflettendo su altre storie.

10- Lascia un pensiero ai lettori che sono rimasti ammaliati dal suono delle tue parole.

Domanda tosta, non è semplice autoquotarsi. Preferisco lasciare voce a Gray, quindi, e riporto una sua frase.L’automobile parte. Dorian si tocca la gola. Il petto. Ascolta il battito del proprio cuore. Riflette sul mondo in cui ha vissuto durante gli ultimi decenni, dove ha visto solo gente che soffriva e aveva paura. Ricorda la domanda che Henry gli aveva posto nel cimitero di Parigi e alla quale non aveva saputo rispondere.Cosa accade quando le persone hanno paura?Adesso ha la risposta.Le persone diventano intolleranti. Iniziano a puntare il dito contro le altre persone. A dire: tu sei il colpevole, tu sei il problema, tu sei il nemico, tu sei la vergogna. Vattene!Ma esiste un’unica verità. Dorian ne è consapevole, perché ne è l’emblema.Il nemico non è là fuori. Il vero nemico è dentro, nell’anima.


TRAMA

Inizi del Novecento: Dorian è un dandy adorato da tutti e innamorato di se stesso, tanto da fare un patto col diavolo per restare eternamente giovane e bello. Oggi: Dorian è il proprietario di una catena di discoteche glamour, Eternity, e un ballerino straordinario, al quale è impossibile resistere. Da centinaia di anni Dorian paga molto caro il prezzo della sua bellezza: la crudeltà lo divora, il desiderio di sopraffare, sfruttare e far soffrire chiunque lo circondi domina la sua vita, i desideri del corpo sono il suo unico credo. Eppure in passato ha amato davvero. E anche oggi qualcuno disposto a salvarlo con l'amore forse c'è: la misteriosa Layla. Riusciranno insieme a sconfiggere i propri demoni?

Editore: Mondadori

Collana: Chrysalide

Pubblicazione:  29/04/2014
Pagine:  250

Lingua: Italiano
ISBN-13 9788804639671

Prezzo: 17,00 euro