sabato 22 marzo 2014

La gattara





Mi chiamo Margareth, ho 17 anni e… ho una storia da raccontarvi.
L’episodio è riconducibile a dieci anni fa. Allora ero una bambina e non avevo altri pensieri, se non quello di vedermi con le mie amichette per il tè o per giocare con le bambole.
Abitavamo in un quartiere tranquillo, ma nell’ultimo anno, la cronaca della nostra città, era spesso in risalto a causa di numerosi casi di smarrimento di bambini. 
Mia madre aveva cominciato a impedirmi di uscire. Il giorno in cui compii sette anni, Beth Sullivan la figlia della mia vicina, sparì. La mia famiglia aiutò la signora e il  signor Sullivan, a trovare la figlia. Girammo fino a notte fonda, di lei nessuna traccia.
E non era la sola, dopo due mesi sparì anche Percey McNell, un mocciosetto saputone tutto lentiggini.
Dopo quella sparizione, i miei non mi fecero davvero più uscire.
La polizia vigilava, ma nessun genitore sentiva di essere al sicuro.
Rimanevo spesso in casa a guardare il mondo dalla finestra. Ero figlia unica allora e mi sentivo così sola.
Papà un giorno mi regalò un gattino. La signora Krop, aveva tanti gatti nella sua villetta, che poi vendeva ai suoi vicini. La Krop era una donna con usi davvero singolari. Era una vecchia arcigna che ammassava scartoffie e raccattava più gatti possibili, più di quanti non pensavo ce ne fossero a Middle Street.
Quando il mio micino arrivò, cominciò da subito a comportarsi in modo strano. Grattava ferocemente sulla porta e mi svegliava ogni qualvolta dormissi.
Lo portammo persino dal veterinario, per capire se fosse malato.
In un assolato pomeriggio, mentre scrivevo una lettera, sgattaiolò dalla finestra semichiusa della mia camera. Non ci pensai due volte e andai a rincorrerlo.
Lo vidi fermarsi e guardarmi con occhi magnetici; voleva che lo seguissi. Corsi a perdifiato per stare al suo passo, fino a quando non arrivammo alla casa della Krop.


Immaginai che volesse stare in compagnia degli altri gatti, forse sarebbe stato giusto se ce lo avessi lasciato lì.
Si mise a miagolare e a grattarmi le ginocchia, lasciandomi dei vistosi segni. 
Voleva sul serio che lo seguissi.
Balzò sul retro e io lo seguii. Il porticato era pieno zeppo di gatti che miagolavano, o meglio, piangevano; sì, mi sembravano pianti, quelli.
Mi nascosti dietro la staccionata del porticato per non farmi vedere. Non mi piaceva la Krop, per nulla. Se mi fossi trovata faccia a faccia con lei, non avrei saputo cosa dire.
La porticina sul retro cigolò e lei uscì, lanciando uno sguardo ai gatti, con i suoi occhietti che sembravano due strette serrature. Aveva i capelli bianchi e ritti in testa come fossero di ruvida stoppa.
Tornò dentro, bofonchiando qualcosa.
Nerone, il mio gatto, attese che lei entrasse e la seguì. Che fare? Bè, ero una bambina piuttosto impulsiva; lo inseguii, facendo la massima attenzione a non farmi sentire.


Rincorsi Nerone oltre il lungo corridoio, dove sentivo la Krop ridacchiare come una cornacchia.
Nerone si diresse nell’altra stanza, forse il salotto.
Entrai e li vidi.
I bimbi scomparsi erano lì.
Erano tutti addormentati e se ne stavano rinchiusi all'interno di  gabbie, sospese in alto, legate con una fune al soffitto. Sentii dei passi, mi nascosi dietro a un divano impolverato.
La Krop arrivò. Aveva un pugno chiuso, probabilmente stringeva qualcosa. Aprì una delle tre gabbie e prese in braccio Beth Sullivan. Dormiva.
La Krop le impose una mano sul viso e la bambina si destò. Beth urlò e cercò di scappare, ma sembrava paralizzata. La vecchiaccia aprì il pugno e con mia sorpresa, vidi che aveva delle caramelle colorate. Ne fece inghiottire una a Beth.
Non avete idea di cosa vidi.
La piccola Beth, si trasformò in un gatto, color miele!
La Krop fece lo stesso con un altro bambino, il quale si tramutò in un gatto bianco.
Ecco, dov’erano finiti i bambini di Middle Street! 
La strega li trasformava in gatti. 
Orribile!


Dovevo fare qualcosa, ma cosa?
Il mio Nerone era accanto a me, evidentemente anche lui era stato un bambino, fino a poco tempo prima. Puntava la mano della Krop, puntava le caramelle o qualunque cosa esse fossero. Era quella robaccia che trasformava i bambini.
Io e Nerone ci scambiammo uno sguardo. Era tempo di agire. Nerone saltò alle spalle della strega, graffiandola dappertutto. Lei cercava di dimenarsi, agitando le braccia e chiamando gli altri gatti,  ma a nessuno importava di lei. Fece così cadere distrattamente le caramelle sul pavimento.



Ne presi due. La Krop mi vide e cominciò a urlare e a maledirmi per essere entrata nella sua casa. Io gridai e incitai gli altri bambini, perché si svegliassero.
Gli altri gatti si precipitarono nella stanza. Nerone continuava a graffiarla, fino a rivelarne l’orribile volto, bitorzoluto e verdognolo. Era ripugnante.
Cercava di allungare le mani per acciuffarmi, ma Nerone glielo impediva.
I gatti la assalirono. Non so come feci, ma presi le caramelle e gliele gettai in bocca.
Lei le inghiottì.
La strega si trasformò in un orribile gattaccio sdentato. Tutti i gatti presenti presero a morderla e a graffiarla, fino a lasciarla esanime sulla moquette del soggiorno, tutta macchiata di sangue. 
Emise un ultimo respiro. In quell'istante, ogni gatto, riprese la sua forma originale.



Il mio Nerone, era Percey McNell. Quel bambino che così poco sopportavo, aveva salvato la vita a me e a tutti i bambini prigionieri.
Ancora oggi rabbrividisco alla notizia della scomparsa di un bambino. 
E se ci fosse un’altra strega che si aggira per le città e inganna i bambini, offrendo loro caramelle?